Di che paese sei?

Non smetterò mai di ripeterlo: la sicurezza sul lavoro è un argomento di cruciale importanza per ogni azienda, perché la tutela della salute e dell’incolumità dei lavoratori non è solo una questione etica e sociale, ma anche legale.

Per garantire un ambiente lavorativo sicuro, il datore di lavoro deve assicurare che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza, senza dimenticarsi delle conoscenze linguistiche dei dipendenti e della loro provenienza.

Nel nostro mondo sempre più globalizzato, almeno finché i nostri governanti ce lo lasceranno integro, molte aziende operano con una forza lavoro multilingue o con lavoratori provenienti da diverse parti del mondo: diventa imperativo che il datore di lavoro tenga conto delle differenze linguistiche per garantire che tutti i dipendenti comprendano appieno i concetti di sicurezza.

Il datore di lavoro è legalmente obbligato a fornire ai propri dipendenti una formazione completa, essenziale per garantire che i lavoratori possano svolgere le proprie attività in modo sicuro e consapevole: la formazione è fondamentale sia per prevenire infortuni sia per promuovere un’efficace cultura della sicurezza.

Ma un aspetto importante, troppo spesso trascurato, nella formazione in materia di salute e sicurezza è la lingua: le differenze linguistiche possono rappresentare un ostacolo alla comprensione delle informazioni chiave sulla sicurezza sul lavoro, e, il datore di lavoro deve tener conto del paese di provenienza del lavoratore, per assicurarsi che percepisca correttamente gli insegnamenti così preziosi.

Se i lavoratori non comprendono appieno le istruzioni e le procedure di sicurezza a causa delle barriere linguistiche, c’è un rischio maggiore di incidenti: una sorta di accessibilità universale, in modo tale da rendere indipendente la sicurezza sul lavoro dalla lingua madre dei lavoratori.

I lavoratori devono comprendere i concetti di rischio e danno, ovvero cosa potrebbe andare storto e quali conseguenze potrebbero verificarsi, devono capire cioè come prevenire i rischi e proteggersi da possibili danni, devono conoscere come l’azienda organizza la prevenzione dei rischi, i diritti e i doveri dei lavoratori in materia di sicurezza, e devono conoscere chi sono i vari soggetti aziendali responsabili della sicurezza, oltre a sapere quali sono gli organismi di vigilanza.

La formazione deve affrontare i rischi specifici connessi alle mansioni dei lavoratori e i possibili danni che potrebbero verificarsi, perché in un ambiente industriale le procedure di sicurezza saranno diverse da quelle in un ufficio: la formazione deve coprire le misure di prevenzione e protezione specifiche del settore o comparto in cui opera l’azienda.

La formazione in sicurezza deve essere sempre adattata alle competenze linguistiche dei lavoratori: se la lingua rappresenta una barriera, è essenziale utilizzare traduzioni, supporti visivi, come illustrazioni e grafici, o interpreti, per garantire che tutti i dipendenti comprendano appieno i concetti di sicurezza.

La comprensione della lingua è una componente critica della formazione sulla sicurezza sul lavoro. Il datore di lavoro deve assicurarsi che ogni lavoratore, indipendentemente dalla sua lingua madre o competenza linguistica, riceva una formazione adeguata e accessibile: solo attraverso un approccio inclusivo alla formazione sulla sicurezza è possibile ridurre al minimo i rischi sul posto di lavoro e garantire la sicurezza di tutti i dipendenti, da qualsiasi parte della Terra provengano.

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Non è mai abbastanza

La sicurezza sul lavoro è un impegno serio e un aspetto cruciale per ogni azienda che si rispetti. Non solo è una responsabilità etica verso i dipendenti, ma è anche un requisito normativo che non può essere ignorato. Uno degli strumenti chiave per mantenere la sicurezza costantemente al passo con l’evoluzione delle normative è l’aggiornamento periodico della formazione.

L’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011 e gli accordi degli anni successivi, fino alla nuova bozza in attesa di pubblicazione definitiva, sottolineano l’importanza di fornire un aggiornamento obbligatorio della formazione in materia di salute e sicurezza ai lavoratori ogni 5 anni. Questo impegno, della durata minima di sei ore, rappresenta un investimento fondamentale per garantire che tutti i dipendenti siano sempre informati sulle ultime normative e procedure.

Il mondo del lavoro è in costante evoluzione, con nuove sfide e cambiamenti normativi che emergono regolarmente: mantenere la sicurezza sul lavoro al passo con questi sviluppi è essenziale per garantire un ambiente di lavoro sicuro e conforme alle normative. L’aggiornamento quinquennale fornisce l’opportunità cruciale di adattarsi a nuove leggi, norme e best practices.

La formazione periodica non è solo un adempimento legale, ma è un mezzo per migliorare la consapevolezza e la comprensione dei rischi sul luogo di lavoro: un dipendente ben addestrato è in grado di identificare e affrontare situazioni potenzialmente pericolose in modo più efficace, riducendo così il rischio di incidenti e lesioni.

Investire in corsi di aggiornamento regolari va oltre il semplice adempimento normativo. Le aziende che forniscono formazione costante sull’evoluzione delle normative mostrano un impegno concreto verso la sicurezza dei dipendenti: questo non solo protegge il personale, ma può anche tradursi in una diminuzione degli incidenti sul lavoro, dei costi associati e di un miglioramento della reputazione aziendale.

A fronte di questa necessità di aggiornamento, ci sono corsi di formazione specifici progettati per soddisfare i requisiti dell’Accordo Stato-Regioni, corsi che coprono le procedure di sicurezza e le best practices, garantendo che i partecipanti ricevano informazioni pertinenti e utili per il loro ambiente lavorativo.

Mantenere la sicurezza sul lavoro al centro delle preoccupazioni aziendali è un imperativo morale e legale: l’aggiornamento periodico della formazione è il mezzo attraverso il quale possiamo colmare il divario tra la teoria e la pratica, garantendo che i dipendenti siano sempre preparati per affrontare le sfide emergenti.

Non aspettiamo che un incidente accada prima di agire. Investiamo nella sicurezza e nell’aggiornamento costante, con corsi di formazione che contribuiscono a mantenere alta la sicurezza nel nostro luogo di lavoro.

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Pensa, decifra, muovi

Negli ultimi anni stiamo assistendo a una crescente convergenza tra due mondi apparentemente distanti: l’attività neuromotoria e l’intelligenza artificiale: una fusione che ha aperto un nuovo orizzonte di possibilità nei campi degli studi diagnostici, promettendo avanzamenti significativi nella comprensione e nella cura delle disfunzioni neuromotorie.

L’intersezione tra attività neuromotoria e intelligenza artificiale ha portato alla creazione di sistemi innovativi di monitoraggio e diagnosi: i dispositivi indossabili, dotati di sensori avanzati, sono in grado di raccogliere dati in tempo reale sulla funzione neuromotoria di un individuo. Questi dati vengono quindi elaborati attraverso algoritmi di intelligenza artificiale che possono identificare anomalie e tendenze al di là delle capacità delle tradizionali tecniche cliniche.

L’impiego dell’ingegneria e dell’intelligenza artificiale nei contesti di studio neuromotorio consente una personalizzazione senza precedenti degli interventi di riabilitazione: i programmi di trattamento possono essere adattati in modo dinamico sulla base dei progressi individuali, ottimizzando così i risultati e riducendo i tempi di recupero.

La combinazione di tecnologie avanzate e algoritmi intelligenti ha dimostrato di essere particolarmente efficace nella rilevazione precoce dei disturbi: la tempestiva identificazione di queste condizioni consente interventi tempestivi e personalizzati, migliorando notevolmente le prospettive di trattamento e la qualità della vita dei pazienti.

L’aspetto più affascinante di questa convergenza è la prospettiva di apprendere dalla biologia per migliorare l’intelligenza artificiale e viceversa: i modelli di apprendimento automatico ispirati ai principi neurologici stanno emergendo, offrendo nuove prospettive per la progettazione di applicativi più efficienti e adattabili.

Tuttavia, nonostante i progressi entusiasmanti, ci sono ancora sfide da affrontare: la sicurezza e la privacy dei dati, la validità clinica degli algoritmi e l’etica nella gestione delle informazioni personali sono tutti elementi critici che richiedono un’attenzione particolare.

È un dato di fatto che la sinergia tra attività neuromotoria, ingegneria e intelligenza artificiale sta ridefinendo il modo in cui affrontiamo la diagnosi e la cura delle disfunzioni neuromotorie: questo incrocio di ambiti e di competenze promette di aprire nuovi orizzonti nel campo della salute e del benessere, portando a una maggiore personalizzazione dei trattamenti e a una più rapida identificazione delle condizioni patologiche.

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Siamo ancora diversi!

È vergognoso e imbarazzante, ma la disparità di genere nel mondo del lavoro è un problema che persiste: le donne devono affrontare sfide come retribuzioni più basse, limitazioni nelle opportunità di carriera, discriminazione sessuale, molestie sul luogo di lavoro e altre forme di sopraffazione.

La promozione di una cultura di uguaglianza di genere e l’adozione di politiche e procedure che combattono l’odiata disparità sono passi fondamentali per affrontare questa problematica: le aziende devono lavorare per creare un ambiente di lavoro inclusivo e rispettoso in cui ciascun individuo abbia le stesse occasioni e trattamento, indipendentemente dal sesso, ed è altrettanto essenziale sostenere politiche di congedo parentale e flessibilità lavorativa che consentano alle donne di bilanciare il lavoro con le responsabilità familiari.

Eliminare la disparità di genere richiede sforzi sia a livello aziendale che a livello sociale.

Quanto è importante una maggiore partecipazione delle donne in ruoli di responsabilità e di leadership? La promozione di un ambiente di lavoro in cui le donne abbiano le stesse possibilità di sviluppo di carriera e di decisione incide anche sull’efficienza e l’innovazione aziendale.

La diversità di genere produce prospettive e idee diverse, il che non può che essere un vantaggio per qualsiasi organizzazione: la diversità può portare a decisioni migliori, una maggiore innovazione e una maggiore rappresentanza delle esigenze e dei punti di vista di tutti i dipendenti.

Promuovere una cultura di uguaglianza di genere e di inclusione è un passo importante verso un mondo del lavoro più equo e rispettoso, in cui le donne abbiano le stesse opportunità di crescita e successo dei loro colleghi maschi.

Un punto dolente riguarda i rischi che le donne in stato di gravidanza possono dover affrontare in un ambiente di lavoro: la sicurezza sul lavoro deve tener conto delle specifiche esigenze delle lavoratrici incinte per garantire la loro salute e il benessere del bambino: così si deve pensare, tra l’altro, alla modifica delle mansioni e alla elasticità dell’orario di lavoro.

E al datore di lavoro che dice che tutto questo è solo un costo, beh, caro datore di lavoro, il rischio imprenditoriale prevede anche costi accessori, anzi, direi ausiliari, che bisogna prevedere, e considerare come parte integrante dell’attività!

Assicurare un ambiente di lavoro sicuro ed equo per le gestanti è un aspetto importante della sicurezza: le politiche e le procedure devono essere progettate per proteggere i diritti e la salute di queste lavoratrici.

I rischi legati alla esposizione agli agenti chimici per le donne in gravidanza rappresentano proprio una sezione specifica della valutazione dei rischi imposta dal D. Lgs. 81/08, ma la realtà è che troppo spesso tutta la valutazione dei rischi sia considerata dal datore di lavoro carta straccia, e che tale sia anche, e soprattutto, la parte riguardante le donne.

È imperdonabile e irrazionale considerare che questa concezione di disuguaglianza persista e rimanga immutata per un periodo indefinito, basata su una testarda convinzione nel dominio maschile: bisogna continuare a battersi fino a quando questa lotta sarà solo un pallido ricordo, finché sembrerà antiquato ricordare gli abusi e le ingiustizie subite dalle donne nel contesto lavorativo.

Tutto, o quasi, quello che dobbiamo sapere sulla normativa riguardante la sicurezza sul lavoro è contenuto nel Decreto Legislativo 81/08, con le sue modifiche dal 2008 a oggi. Lo sappiamo che le normative, in Italia, sono continuamente modificate, così che nessuno ci può capire completamente. Solo a vedere l’art. 1, dategli uno sguardo, anche solo per curiosità, ti viene voglia di chiudere tutto e andare a farti una passeggiata in centro: visti i decreti qui, visto il decreto qua, vista la Costituzione, vista la normativa sulla privacy, sentito il Consiglio dei ministri, sentito il parere delle Regioni, dei sindacati, dei cuochi d’Italia, dei calciatori di serie A e B, del Papa e di tutti i ministri laici e non… il Presidente della Repubblica emana il Testo Sacro, cioè l’81/08.

Così, quando si affronta il tema della sicurezza sul lavoro, spesso si associa erroneamente a una mole di documentazione da produrre, sia che si tratti di un cantiere, di un’attività commerciale, industriale o amministrativa. Questa montagna di documenti viene spesso creata ma rimane inutilizzata nel cassetto, venendo tirata fuori e analizzata solo quando si verifica un grave incidente sul lavoro o un fatto eclatante in termini di abuso sulle donne.

L’impegno verso la sicurezza deve diventare una parte integrante della nostra routine lavorativa, in modo che impariamo gradualmente e interiorizziamo, in modo spontaneo e naturale, i comportamenti necessari per evitare, si, incidenti e infortuni, ma anche per ricordarci che gonna e pantalone, per dirla all’antica, devono essere uguali, nella vita e sul lavoro.

E, oltre alla pausa caffè, ricordiamoci di fare la pausa di riflessione sulla uguaglianza di diritti, e doveri, tra uomo e donna.

 

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Mettiamoci il cappotto!

Ma quanti ne abbiamo installati? E quanti ne installeremo nel prossimo futuro? L’efficienza energetica degli edifici è una preoccupazione sempre più centrale nella progettazione e nella gestione delle costruzioni. Tra le strategie adottate per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici, l’utilizzo di cappotti termici, cioè la coibentazione di pareti, tetti e solai, riveste un ruolo chiave. Però dobbiamo curarli: la conservazione di tali sistemi nel tempo richiede un impegno costante nella manutenzione, il risanamento tempestivo in caso di problemi e, talvolta, la necessità di rinnovare cappotti termici esistenti.

Soprattutto, la manutenzione regolare del cappotto termico è fondamentale per preservarne il rendimento nel tempo: gli elementi esterni come l’inquinamento atmosferico, le intemperie e l’usura naturale possono compromettere l’integrità del rivestimento. Un programma di manutenzione ben strutturato include ispezioni periodiche, pulizia e la riparazione tempestiva di eventuali danni.

Prima di intraprendere qualsiasi intervento, dobbiamo condurre un’analisi approfondita dello stato attuale del cappotto termico, una valutazione che consideri la qualità dei materiali utilizzati, l’efficacia dell’isolamento e la presenza di eventuali danni, visibili o invisibili. Solo attraverso un’analisi dettagliata è possibile identificare le aree che richiedono attenzione e intervento.

La termografia a infrarossi rende possibile vedere al di là della superficie delle pareti e dei tetti, consentendo analisi e verifiche non invasive: con la termografia, è come avere una “visione termica” che ci permette di rilevare le differenze di temperatura invisibili a occhio nudo. Questo strumento sorprendente trova applicazioni innumerevoli in campo edilizio e impiantistico: La termografia è come uno scanner termico che cattura le immagini termiche, rivelando dove ci sono perdite e punti critici.

Le problematiche che possono affliggere i cappotti termici sono diverse e possono derivare da molteplici fattori. Le infiltrazioni d’acqua, la formazione di muffe, l’usura dei materiali e la perdita di isolamento termico sono solo alcuni esempi. Comprendere le cause di queste problematiche è essenziale per definire soluzioni mirate e durature.

Anche la non corretta installazione della coibentazione, problema sentito specialmente con l’utilizzo di manodopera non qualificata e formata, è una delle principali cause di deterioramenti e inconvenienti collaterali, con conseguente imperfetta adesione alle pareti e distacchi spesso pericolosi anche per l’incolumità delle persone: pensiamo solo al distacco di un cappotto termico da un palazzo di sette piani cosa può comportare cadendo a terra sui passanti!

Per affrontare efficacemente le problematiche riscontrate, è necessario adottare soluzioni mirate. La riparazione delle crepe, la sostituzione delle porzioni danneggiate e l’applicazione di nuovi strati di rivestimento termico sono parte integrante del processo di risanamento: l’uso di materiali di alta qualità e tecnologie avanzate, installati a regola d’arte, contribuisce a migliorare l’efficienza complessiva e la sicurezza del sistema.

In certi casi, soprattutto quando i cappotti termici sono obsoleti o non rispondono più alle esigenze energetiche, è addirittura necessario considerare il loro completo rinnovo: questo processo implica la sostituzione totale del rivestimento termico, assicurando l’installazione di materiali nuovi, moderni ed efficienti.

Investire nella cura e nella revisione degli isolamenti a cappotto non solo prolungherà la vita utile degli edifici, ma contribuirà anche a ridurre l’impatto ambientale attraverso una maggiore efficienza energetica.

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Parti, controlla, fermati!

Si, si, usiamo attrezzature in fabbrica, nelle linee di produzione, azioniamo e fermiamo le macchine, Ma chi ci dice come devono essere progettati i sistemi di controllo e regolazione? Certamente l’efficacia delle manovre deriva da una progettazione orientata a ottimizzare tempi e spazi delle operazioni, ma l’aspetto sicurezza sul lavoro è ciò che indica le funzioni imprescindibili da prevedere per l’immissione sul mercato di un macchinario.

E sempre il D.Lgs. 81/08, all’Allegato V, individua proprio i requisiti che devono avere i dispositivi di comando delle attrezzature di lavoro.

I sistemi di comando rivestono un ruolo cruciale nella sicurezza sul luogo di lavoro: affinché questi sistemi svolgano il loro compito nel migliore dei modi, e sottolineo migliore, è essenziale considerare una serie di prescrizioni pratiche volte a garantire il corretto funzionamento e la protezione di operatori e persone esposte.

La scelta dei sistemi di comando deve basarsi su criteri di affidabilità, considerando i possibili guasti, disturbi e sollecitazioni previste durante l’uso progettato dell’attrezzatura. La sicurezza è un elemento chiave in questa selezione, e i dispositivi di comando devono essere conformi a standard che la devono garantire.

I comandi che influiscono sulla sicurezza devono essere chiaramente visibili, facilmente individuabili e contraddistinti in modo appropriato: questo non solo facilita l’operatività, ma contribuisce anche a un rapido riconoscimento in situazioni di emergenza.

Devono essere posizionati al di fuori delle zone pericolose, ma se alcuni dispositivi devono essere localizzati proprio in queste aree, come ad esempio gli arresti di emergenza, devono essere piazzati in modo che la loro manovra non causi rischi aggiuntivi. L’obiettivo è evitare rischi conseguenti a manovre accidentali.

Dall’area di comando principale, l’operatore deve essere in grado di accertare l’assenza di persone nelle zone pericolose, e se ciò non è possibile, qualsiasi attivazione dell’attrezzatura deve essere preceduta da segnali d’avvertimento sonori o visivi. Questo offre alle persone esposte il tempo necessario per allontanarsi prontamente da eventuali rischi causati dall’attivazione o dall’arresto dell’attrezzatura.

È necessario che i dispositivi di comando possano essere bloccati, se necessario, per evitare azionamenti intempestivi o involontari: questo aspetto è fondamentale per garantire che le attrezzature sia manovrata solo quando necessario e da personale autorizzato.

I motori che possono funzionare a diverse velocità devono essere dotati di regolatori automatici che impediscono di superare i limiti previsti: questi regolatori devono, a loro volta, essere muniti di dispositivi di segnalazione del loro corretto funzionamento. In situazioni in cui una procedura scorretta dell’azionamento può causare pericoli, è fondamentale fornire protezioni che garantiscano la corretta sequenza.

L’avviamento di un’attrezzatura deve avvenire soltanto attraverso un’azione volontaria su un organo di comando dedicato: questa disposizione mira a garantire che l’avviamento sia deliberato e controllato, riducendo al minimo il rischio di attivazioni fortuite o non autorizzate.

Dopo un arresto, indipendentemente dalla sua origine, la rimessa in moto deve seguire una procedura sicura e controllata: sottolineiamo che anche in questo caso l’azione volontaria su un organo di comando è fondamentale per garantire che la riattivazione avvenga in modo controllato. Questo aspetto è cruciale per evitare situazioni pericolose e garantire la sicurezza di chi opera nelle vicinanze dell’attrezzatura.

Il comando di modifiche rilevanti alle condizioni di funzionamento, come variazioni di velocità o pressione, deve avvenire attraverso azioni volontarie, a meno che tali modifiche non comportino rischi per i lavoratori esposti: il controllo di queste modifiche deve avvenire in modo consapevole e controllato, riducendo al minimo il rischio di incidenti.

Questa disposizione non si applica quando la rimessa in moto o la modifica delle condizioni di funzionamento risultano dalla normale sequenza di un ciclo automatico: infatti, in questo contesto, la sicurezza è integrata nel programma di funzionamento, assicurando che le fasi del ciclo siano eseguite senza rischi per gli operatori.

Ogni attrezzatura di lavoro deve essere equipaggiata con un dispositivo di comando dedicato all’arresto generale in condizioni di sicurezza: questo requisito fondamentale garantisce che, in caso di emergenza o rischio imminente, l’intera attrezzatura possa essere fermata istantaneamente, proteggendo così la sicurezza degli operatori e di chiunque si trovi nelle vicinanze.

Ogni postazione di lavoro deve essere dotata di un dispositivo di comando che consente di arrestare, in funzione dei rischi specifici presenti, l’intera attrezzatura o solo una parte di essa: questa personalizzazione è fondamentale per affrontare situazioni in cui è necessario disattivare solo determinate componenti dell’attrezzatura, mantenendo il resto in funzione in modo sicuro.

L’ordine di arresto dell’attrezzatura deve essere prioritario rispetto agli ordini di messa in moto: questa gerarchia assicura che, in situazioni di emergenza, l’arresto immediato sia sempre possibile, riducendo al minimo il rischio di incidenti e danni. Ottenuto l’arresto dell’attrezzatura o dei suoi elementi pericolosi, l’alimentazione degli azionatori deve essere interrotta, completando così il processo di sicurezza.

Ricordiamoci sempre che adottare pratiche di conduzione responsabile nell’avviamento, arresto e controllo delle attrezzature di lavoro è un must per garantire un ambiente di lavoro sicuro: la sicurezza nei sistemi di comando non è solo una necessità normativa, ma un elemento chiave per la gestione responsabile delle attrezzature di lavoro.

La conformità alle linee guida pratiche che la normativa ci indica non solo riduce i rischi associati alle operazioni, ma dimostra soprattutto un impegno verso il mantenimento della sicurezza nei luoghi in cui lavoriamo, per tutti gli operatori e le persone coinvolte. La sicurezza prima di tutto.

 

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Attento che scoppia!

Non ce ne accorgiamo sempre, ma il testo unico sulla sicurezza sul lavoro, l’amato e odiato D.Lgs. 81/08, nel suo identificare gli aspetti gestionali e di analisi del mondo dei rischi, prende in considerazione la quasi totalità degli aspetti legati al mondo degli ambienti di lavoro, di ogni tipo, e ne indica i requisiti essenziali, che diventano obblighi imperativi.

La protezione contro esplosioni, incendi, gas asfissianti o tossici e radiazioni nocive è uno degli aspetti che viene regolato dall’Allegato IV del testo unico, per le operazioni industriali che possono comportare questa serie di rischi significativi. Affrontare tali rischi richiede una gestione attenta e la creazione di ambienti sicuri. In questo contesto, focalizzandosi sulla necessità di isolare adeguatamente le operazioni a rischio per garantire la sicurezza degli operatori, il paragrafo 2.1.7 dell’allegato suindicato sottolinea l’importanza di condurre attività potenzialmente pericolose in locali o luoghi adeguatamente isolati. Questa misura di isolamento serve come barriera efficace contro gli elementi nocivi, fornendo una difesa cruciale contro la propagazione di esplosioni, incendi e sostanze tossiche.

L’isolamento degli ambienti in cui vengono svolte operazioni a rischio di esplosioni e incendi è essenziale per prevenire conseguenze catastrofiche. Le strutture dovrebbero essere progettate e costruite con materiali resistenti al fuoco e dotate di sistemi di ventilazione che possano gestire la dispersione di gas potenzialmente infiammabili.

La gestione di operazioni che coinvolgono gas asfissianti o tossici richiede un’attenzione particolare. L’isolamento dei luoghi di lavoro è fondamentale per evitare la diffusione di sostanze dannose nell’ambiente circostante. Sistemi di ventilazione avanzati e dispositivi di rilevamento devono essere implementati per garantire una risposta tempestiva in caso di emergenza.

Nei casi in cui le operazioni comportano il rischio di irradiazioni nocive, l’isolamento delle aree coinvolte è essenziale per proteggere gli operatori e limitare l’esposizione a radiazioni dannose. Materiali schermanti e strutture progettate per minimizzare la trasmissione di radiazioni sono componenti vitali in tali ambienti.

Per tradurre questi principi in azioni concrete, è necessario un approccio integrato che include innanzitutto dei punti fondamentali:

Valutazione del rischio: una valutazione dettagliata dei rischi associati a ciascuna operazione, identificando le minacce specifiche e i potenziali punti di vulnerabilità.

Progettazione sicura: è il design for safety, un approccio basato sull’ingegneria delle strutture e delle attrezzature in modo che siano intrinsecamente sicure e dotate di misure di emergenza.

Formazione e consapevolezza: garantire che gli operatori siano pienamente consapevoli dei rischi associati alle loro attività e siano formati per rispondere in modo appropriato in situazioni di emergenza.

Manutenzione preventiva: monitoraggio costante delle strutture e delle attrezzature per prevenire malfunzionamenti che potrebbero aumentare il rischio di incidenti.

L’isolamento adeguato delle operazioni a rischio è fondamentale per garantire un ambiente di lavoro sicuro. La conformità al paragrafo 2.1.7 rappresenta un impegno tangibile verso la protezione degli operatori e la prevenzione di incidenti gravi. La gestione sicura delle operazioni richiede un criterio pratico e razionale, che integri valutazioni dettagliate, progettazione intelligente e formazione continua per mantenere un ambiente lavorativo sicuro e protetto.

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Stop alle compravendite immobiliari

Ma cosa sta succedendo? Le leggi e i regolamenti che riguardano l’efficienza energetica degli edifici sono diventati un terreno minato di complicazioni e difficoltà per i cittadini, gli imprenditori e persino i professionisti del settore.

In particolare, le verifiche dell’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) relative agli Attestati di Prestazione Energetica (APE) hanno sollevato una serie di problematiche che richiedono una profonda riflessione e, possibilmente, una riforma urgente.

Il pericolo immediato è che in Italia si blocchino le compravendite per la impossibilità di redigere l’APE, documento indispensabile in sede di transazione degli immobili.

Ma di cosa sto parlando?

Partiamo dalla considerazione che la redazione di queste relazioni tecniche, ormai obbligatoria da più di dieci anni per le compravendite e per le locazioni di immobili, prevede l’utilizzo di software sofisticati e molto performanti: i dati di ingresso sono quelli digitati dai tecnici che eseguono i sopralluoghi negli immobili, e spesso sono inseriti nel software in maniera forfettaria, non potendo eseguire rilievi invasivi e non trovando disponibili, tra gli altri, schede tecniche complete degli impianti e degli infissi installati. Le stesse stratigrafie di pareti, soffitti e pavimenti viene decisa dal tecnico in dipendenza dalla propria esperienza e conoscenza della tipologia costruttiva. Cioè, l’APE non ha e non può avere, se non per le nuove costruzioni, un valore univoco e scientificamente valido.

E allora, quando diciamo superficialmente che gli immobili in Italia sono tutti in classe G o F, ci siamo mai chiesti quanto sono verosimili i calcoli effettuati dai tecnici di tutta Italia?

Fino a oggi l’APE è stato redatto, con la massima diligenza, lealtà, correttezza e perizia possibili e necessarie, ma con dati appena sufficienti, con costi estremamente ridotti, il che spiega e giustifica la debolezza dei risultati: non è certo un segreto che on line ci sono società di servizi che fanno l’APE a 50 Euro a fronte dell’invio di visura, planimetria catastale e solo qualche altro dato tecnico.

L’ARPA richiede invece, oggi, in sede di controllo, una grande quantità di documentazione per verificare l’accuratezza nel rilascio di un APE e la sua congruenza con lo stato di fatto dell’immobile.

Per un immobile commerciale sono richiesti 31 documenti, mentre per un residenziale se ne richiedono 13. Tra questi documenti figurano, oltre al verbale di sopralluogo obbligatorio, le verifiche di messa a terra, i rilievi plano altimetrici dell’immobile, con piante, sezioni e prospetti, le dichiarazioni di conformità degli impianti, i libretti di impianto completi di tutti gli impianti presenti, in particolare climatizzazione invernale, estiva, acqua calda sanitaria, illuminazione, le targhette degli impianti, la documentazione fotografica esterna e interna dell’edificio, con i principali elementi energicamente rilevanti del sistema dell’edificio impianto, cioè tipologia costruttiva dei tamponamenti opachi, serramenti, sistemi di emissione, sistemi di regolazione, generatore di calore, l’abaco delle stratigrafie con dati energetici e con particolari costruttivi, fotografie di dettaglio, schede materiali, l’abaco serramenti con dati energetici, schede tecniche, certificazioni ed elaborato con il loro esatto posizionamento plano-altimetrico, l’abaco dei ponti termici.

Allora l’APE diventa un problema serio e tangibile non tanto per il rilievo e per i calcoli energetici, quanto quando consideriamo la difficoltà di ottenere i documenti: la maggior parte delle abitazioni e degli esercizi commerciali in Italia non li ha a disposizione, il che rende praticamente impossibile redigere un APE in maniera giustamente, e sottolineo giustamente, accurata.

Le conseguenze di questa situazione sono molteplici e gravose.

In primo luogo, chiunque sia incaricato di emettere un APE rischia multe significative, a partire da 1.400 euro, ma rimangono comunque una spesa ingiustificata per chi è impegnato a seguire le procedure con onestà.

In secondo luogo, questa procedura mette in pericolo il mercato immobiliare, sia per le abitazioni che per gli esercizi commerciali, causando ritardi nelle compravendite e impattando negativamente sull’economia: i tecnici si devono rifiutare dell’incarico di eseguire i calcoli per l’APE in caso di mancanza di documentazione da parte del proprietario.

E che dire poi della fretta troppo spesso endemica degli attori coinvolti in una compravendita?

Alzi la mano chi non ha mai ricevuto una telefonata dall’agenzia immobiliare, dal Notaio o dal proprietario che, già seduti sul tavolo della compravendita, con la penna per le firme sull’atto, non avevano l’APE!

È evidente che qualcosa deve cambiare: dovremmo considerare l’idea di trasformare gli APE in una pratica più seria, simile a una pratica edilizia completa: questo significherebbe includere una serie di analisi più dettagliate, come carotaggi per il rilievo delle stratigrafie esatte di pareti, soffitti e pavimenti, oltre a caratteristiche dimensionali ed energetiche vere degli infissi e degli impianti, con l’utilizzo di termocamere a infrarossi per l’ispezione dei ponti termici.

Un APE di questa complessità giustifica un costo maggiore di quello attuale, tanto maggiore, ma sarebbe più equo nei confronti di tutti gli attori coinvolti: invece dei pochi euro attuali l’APE dovrebbe allora costare almeno 1500 euro, così da coprire almeno le multe dell’ARPA (comminate addirittura sul 95% dei controlli effettuati! come sottolineato anche dall’Ordine degli Architetti di Roma a giugno 2023) e da elaborare solo e soltanto in presenza di tutta la documentazione tecnica richiesta dalle verifiche dell’ARPA.

E se qualcuno dei documenti richiesti non è presente… l’APE non si fa e la casa non si può vendere: e quindi sarà inutile la frase che i Notai possono ancora inserire nell’atto attestando l’assenza della dichiarazione di conformità degli impianti: come si sposa questa prassi con i documenti richiesti dall’ARPA e le conseguenti sanzioni al tecnico certificatore energetico?

E allora rendiamo anche obbligatorio allegare la documentazione richiesta, già dal momento della protocollazione dell’APE in Regione: così rendiamo il processo delle verifiche ARPA più veloce, immediato, trasparente ed efficiente fin dall’inizio, nell’interesse di tutte le parti coinvolte, i cittadini, i tecnici e le autorità di regolamentazione.

#casa #compravendite #immobiliare #agenzieimmobiliari #ape #arpa #mercatoimmobiliare #venditaimmobili #affittoimmobili #soldi #condominio

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La mia è intelligente!

Non è il futuro prossimo, non è tra qualche decennio, non è solo visto in un film di fantascienza: è oggi, è tra noi, tutti i giorni. Siamo nell’era della casa intelligente! E già domani ci sarà una nuova app, una nuova tecnologia, un nuovo device per trasformarci il modo di vivere la nostra quotidianità.

Oggi ci immergeremo nel meraviglioso mondo della domotica, dove la tecnologia incontra il comfort e la comodità nella nostra vita in casa: preparatevi a scoprire come trasformare la vostra casa in un luogo smart e connesso!

La domotica, o automazione domestica, ha rivoluzionato, e continua a farlo, la nostra esperienza in casa: grazie a dispositivi intelligenti, è possibile controllare luci, termostati, telecamere di sicurezza, tende e tapparelle, interruttori e molto altro, il tutto con un semplice tocco su uno smartphone o un comando vocale.

Dietro tutto ciò c’è una potente programmazione software, con algoritmi dedicati al controllo e alla regolazione, secondo quanto la tecnologia ci permette e la nostra fantasia richiede.

Immaginiamo di poter regolare la temperatura della nostra casa prima di tornare dal lavoro, accendere e spegnere le luci da qualsiasi parte del mondo, o persino ricevere notifiche in tempo reale sulla sicurezza della nostra abitazione: beh, la domotica ci offre il potere di personalizzare il nostro ambiente in base alle nostre esigenze.

Si, è vero, fino a ieri eravamo abituati a termostati programmabili, a sensori di presenza, a telecamere di sorveglianza, a tapparelle elettriche, a interruttori con potenziometri per regolare l’intensità luminosa delle lampade: ma, a parte che era un privilegio di pochi, oggi siamo andati oltre, tanto oltre, e, soprattutto, questa tecnologia è semplice da installare e abbordabile economicamente per tutti.

Quindi, prepariamoci a vivere una vita più comoda, sicura ed efficiente grazie alla domotica, perché è il momento perfetto per esplorare come rendere la nostra casa più intelligente e connessa, direi viva: la rivoluzione tecnologica è a portata di mano, e il prossimo futuro dell’automazione domestica è davvero eccitante.

Il potere del controllo: grazie alla domotica, abbiamo il controllo completo della nostra casa letteralmente tra le dita. Con un semplice tocco sul nostro smartphone o tramite comandi vocali, possiamo regolare le luci, il riscaldamento, l’aria condizionata e persino la sicurezza della nostra abitazione. È come avere un assistente personale pronto ad esaudire ogni nostro desiderio! L’integrazione con assistenti vocali come Alexa o Google Home ci permette anche di controllare la nostra casa con la semplice parola.

Risparmio energetico: la domotica è un alleato prezioso per il risparmio energetico. Grazie alla programmazione intelligente, possiamo ottimizzare l’uso delle risorse, riducendo i consumi energetici e contribuendo alla sostenibilità ambientale. Ad esempio, possiamo impostare l’accensione e lo spegnimento automatico delle luci in base al nostro programma giornaliero, o regolare la temperatura in base alle nostre preferenze.

La domotica ci consente di monitorare e gestire il consumo energetico in tempo reale, aiutandoci a identificare le aree in cui possiamo fare ulteriori risparmi. Il risultato di tutto questo? Un minore impatto ambientale e un risparmio significativo sulle bollette.

Scegliere la domotica non è solo un passo verso un futuro più intelligente, ma anche verso un pianeta più verde. Una casa intelligente è anche una casa responsabile dal punto di vista ambientale, contribuendo alla conservazione e all’utilizzo razionale delle risorse energetiche.

Sicurezza a portata di mano: la domotica offre soluzioni avanzate per la sicurezza domestica. Possiamo controllare telecamere di sorveglianza, sensori di movimento e sistemi di allarme direttamente dal nostro smartphone, ovunque ci troviamo. Riceviamo notifiche in tempo reale in caso di eventi sospetti, garantendo tranquillità e protezione per noi e la nostra famiglia.

La nostra casa diventa più sicura e controllabile che mai, sia che siamo al lavoro, in vacanza o semplicemente a pochi passi di distanza, possiamo monitorare costantemente l’ambiente domestico.

La domotica ci dà gli strumenti per garantirci una certa tranquillità e un senso di protezione in casa: con la tecnologia al nostro servizio, possiamo riposare sapendo che è monitorata e protetta 24 ore su 24. Poi, qualcuno può sempre tentare di entrare e di commettere atti illeciti, ma come minimo gli abbiamo reso la vita difficile, molto difficile.

Personalizzazione e comfort: la domotica si adatta alle nostre preferenze personali. Possiamo creare scenari preimpostati per diverse situazioni, come “Home Cinema” per una serata di film o “Risveglio” per iniziare la giornata in modo piacevole. Le nostre impostazioni personalizzate rendono la nostra casa un luogo ancora più accogliente e confortevole.

Immaginiamo di poter configurare la casa, esattamente come la desideriamo, con un semplice tocco: regoliamo le luci, le tende, la temperatura e persino la musica in base al nostro umore e quello che ci viene in mente di fare. Voglio creare un’atmosfera romantica per una cena a due? Basta selezionare il mio scenario “Cena romantica”. Voglio un’illuminazione vivace per una serata di festa? Il mio scenario “Festa” farà il trucco all’ambiente.

La tecnologia si fonde con la vita quotidiana, offrendo un livello di comfort e di funzionalità che non avremmo mai immaginato, e in maniera davvero semplice.

La domotica mette il potere nelle nostre mani, offrendo un’esperienza personalizzata che si adegua alle nostre pretese e al nostro stile di vita. La comodità e la tranquillità sono a portata di mano, grazie a un sistema che è veramente al nostro servizio.

La domotica è una rivoluzione che ci permette di sfruttare al massimo il potenziale della tecnologia nella nostra casa, trasformando il nostro spazio in un luogo intelligente e connesso, dove il comfort, la sicurezza e il risparmio energetico ci seguono come cagnolini fedeli. Ma siamo pronti a vivere nel futuro? Dobbiamo farlo, perché è già il nostro presente.

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Accendi quella vetrina!

Camminiamo sui nostri marciapiedi e ci imbattiamo in vetrine affascinanti di negozi, caffè invoglianti, parrucchieri super moderni e freschi, e poi invece…

Già, nel mondo competitivo delle agenzie immobiliari il rapporto tra l’agente e la vetrina è un aspetto spesso sottovalutato ma di fondamentale importanza. Ma perché mai: quali sono i motivi che spingono le agenzie a mantenere impersonali e scialbe le bacheche? Le agenzie immobiliari si trovano ad affrontare il dilemma di come presentare i propri annunci e le opportunità di vendita in modo efficace, e la vetrina rappresenta proprio un punto di partenza.

Però molte vetrine perdono l’opportunità di sedurre e coinvolgere i potenziali clienti: i motivi sono molteplici e meritano un’attenta considerazione.

Le vetrine, ed è un vero peccato, appaiono anonime, riempite da foto dei palazzi ripresi dall’esterno, che quasi sempre ritraggono edifici che appaiono poco attraenti o addirittura fatiscenti: invece è importante mostrare la gamma di proprietà che l’agenzia ha a disposizione, e queste immagini non fanno altro che respingere invece di attrarre i potenziali acquirenti.

Anche quando troviamo vetrine luminose e apparentemente eleganti, purtroppo si concentrano più sull’edificio stesso che sugli appartamenti in vendita, e ciò crea una disconnessione tra ciò che il cliente cerca e ciò che gli viene presentato: gli acquirenti desiderano vedere l’interno delle proprietà, immaginare la loro vita in quegli spazi, e le vetrine non devono trascurare questo aspetto fondamentale.

E poi quei cartelli! Nella vetrina vengono spiattellate informazioni troppo sommarie e confuse, manca una logica nella presentazione dei contenuti e i dati essenziali sono sparsi in modo disorganizzato: rendiamoci conto che questo delude i clienti, che molto probabilmente apprezzano e cercano una visione chiara delle opportunità disponibili.

Un elemento chiave assente nelle vetrine delle agenzie immobiliari sono i render degli appartamenti e le ipotesi di ristrutturazione: gli acquirenti spesso desiderano vedere come una proprietà potrebbe essere migliorata o personalizzata, ma l’assenza di queste rappresentazioni visive sottrae un’immagine chiara del potenziale di una casa e non incoraggia all’acquisto.

Per migliorare il rapporto tra l’agente immobiliare e la vetrina dell’ufficio, è necessaria, secondo me, una metamorfosi, con un deciso adattamento alle esigenze specifiche del cliente, sia una famiglia, sia una coppia giovane, sia un disabile, sia.. chiunque esso sia.

E allora, care agenzie, dedicate uno spazio significativo alle foto, quelle belle, è chiaro, degli interni delle proprietà, perché queste immagini devono mostrare gli spazi abitativi in modo invitante e accattivante, e organizzate le informazioni in modo logico e chiaro, visto che in vetrina bisogna trovare già i dettagli completi sulle proprietà, specialmente le dimensioni, quelle vere, quelle delle superfici calpestabili, il numero di stanze, dei servizi e il prezzo, in modo trasparente e cristallino.

E sfruttate questa benedetta tecnologia per migliorare la vostra vetrina! Schermi interattivi o vetrine digitali offrono un’esperienza più appassionante e non ti fanno schiodare via dopo pochi istanti.

Rinnovate il rapporto con la vetrina del vostro ufficio, trasformandola in un potente strumento di marketing: la chiave sta nell’adattare la presentazione degli immobili alle aspettative e ai desideri dei clienti, offrendo informazioni complete, limpide e visivamente coinvolgenti.

 

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