Di che paese sei?

Non smetterò mai di ripeterlo: la sicurezza sul lavoro è un argomento di cruciale importanza per ogni azienda, perché la tutela della salute e dell’incolumità dei lavoratori non è solo una questione etica e sociale, ma anche legale.

Per garantire un ambiente lavorativo sicuro, il datore di lavoro deve assicurare che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza, senza dimenticarsi delle conoscenze linguistiche dei dipendenti e della loro provenienza.

Nel nostro mondo sempre più globalizzato, almeno finché i nostri governanti ce lo lasceranno integro, molte aziende operano con una forza lavoro multilingue o con lavoratori provenienti da diverse parti del mondo: diventa imperativo che il datore di lavoro tenga conto delle differenze linguistiche per garantire che tutti i dipendenti comprendano appieno i concetti di sicurezza.

Il datore di lavoro è legalmente obbligato a fornire ai propri dipendenti una formazione completa, essenziale per garantire che i lavoratori possano svolgere le proprie attività in modo sicuro e consapevole: la formazione è fondamentale sia per prevenire infortuni sia per promuovere un’efficace cultura della sicurezza.

Ma un aspetto importante, troppo spesso trascurato, nella formazione in materia di salute e sicurezza è la lingua: le differenze linguistiche possono rappresentare un ostacolo alla comprensione delle informazioni chiave sulla sicurezza sul lavoro, e, il datore di lavoro deve tener conto del paese di provenienza del lavoratore, per assicurarsi che percepisca correttamente gli insegnamenti così preziosi.

Se i lavoratori non comprendono appieno le istruzioni e le procedure di sicurezza a causa delle barriere linguistiche, c’è un rischio maggiore di incidenti: una sorta di accessibilità universale, in modo tale da rendere indipendente la sicurezza sul lavoro dalla lingua madre dei lavoratori.

I lavoratori devono comprendere i concetti di rischio e danno, ovvero cosa potrebbe andare storto e quali conseguenze potrebbero verificarsi, devono capire cioè come prevenire i rischi e proteggersi da possibili danni, devono conoscere come l’azienda organizza la prevenzione dei rischi, i diritti e i doveri dei lavoratori in materia di sicurezza, e devono conoscere chi sono i vari soggetti aziendali responsabili della sicurezza, oltre a sapere quali sono gli organismi di vigilanza.

La formazione deve affrontare i rischi specifici connessi alle mansioni dei lavoratori e i possibili danni che potrebbero verificarsi, perché in un ambiente industriale le procedure di sicurezza saranno diverse da quelle in un ufficio: la formazione deve coprire le misure di prevenzione e protezione specifiche del settore o comparto in cui opera l’azienda.

La formazione in sicurezza deve essere sempre adattata alle competenze linguistiche dei lavoratori: se la lingua rappresenta una barriera, è essenziale utilizzare traduzioni, supporti visivi, come illustrazioni e grafici, o interpreti, per garantire che tutti i dipendenti comprendano appieno i concetti di sicurezza.

La comprensione della lingua è una componente critica della formazione sulla sicurezza sul lavoro. Il datore di lavoro deve assicurarsi che ogni lavoratore, indipendentemente dalla sua lingua madre o competenza linguistica, riceva una formazione adeguata e accessibile: solo attraverso un approccio inclusivo alla formazione sulla sicurezza è possibile ridurre al minimo i rischi sul posto di lavoro e garantire la sicurezza di tutti i dipendenti, da qualsiasi parte della Terra provengano.

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