Quel Giorno Inventarono anche le Nuove Sinistre: Puntata n° 2

Pah!

Un flash!

All’improvviso la luce, l’illuminazione, una scintilla nel buio, un fulmine a ciel sereno, una meteora nell’oscurità galattica, un grido agghiacciante nel silenzio, uno squillo di telefono nella quiete notturna, uno schizzo di vernice gialla sul muro rosso appena tinteggiato.

 Non alludo al fiero ritratto di Bossi che con spada minacciosa avanza impavido alla guida del fedele carroccio ammantato da grigiastre nuvole padane verso la Città del Vaticano, ma all’attimo folgorante in cui decisi di scrivere il mio primo libro.

Accadde durante un tonificante idromassaggio gustato sotto un paio di potenti casse amplificate che diffondevano il suono soave e rilassante dei Jethro Tull.

Ugo, il seccante inquilino del superattico ristrutturato proprio sopra al mio monolocale non ha mai approvato i miei gusti musicali, lui che, in ogni possibile occasione, si vanta di sua figlia Samantha, clarinettista al conservatorio di Santa Cecilia, e tempestivamente, accompagnando il ritmo a lui caro con il manico della scopa contro il pavimento ormai incavato, alza il volume del suo megaimpianto HI-FI che spande le note angeliche di Chopin, nella convinzione più assoluta di infondermi, d’un tratto, raffinata sensibilità artistica.

In realtà non gli ho mai rivelato di conservare gelosamente una collezione completa non solo delle opere di Chopin, ma anche di Beethoven, Vivaldi e Ciaikovski, e tantomeno immagina che la deliziosa figliola, logorata fin da bambina dai massacranti lavaggi di cervello del padre sulla sinfonia classica, è finita inevitabilmente a suonare ben altri strumenti a fiato in un equivoco locale notturno alla periferia di Roma, con un repertorio da vera maestra.

A quel punto io aumento il volume, ma lui scorrettamente mi copia, e così anch’io, e quindi lui, inesorabilmente, e ancora io, ormai esasperato , fino a farci odiare dall’intero quartiere.

Tutto sta a cominciare, come disse Ferrara davanti all’antipasto di mare durante una cena con i vertici socialisti.

Un pomeriggio primaverile in cui la sfida dei decibel degenerò fino a far pensare a una sommossa popolare di proporzioni colossali finimmo  entrambi al commissariato, condannati per rumori molesti a due mesi di reclusione, senza condizionale.

Lui però venne subito rilasciato per buona condotta non appena il direttore del carcere, abituale cliente del locale già citato, intuì che quello era il padre di Samantha, certo così di diventare intimo frequentatore dell’attico in questione e risparmiando in tal modo, per pura riconoscenza, i tre quarti dello stipendio che aveva mensilmente consumato fino ad allora per le costose prestazioni dell’avvenente fanciulla.

A volte bisogna chiudere un occhio, come disse Galileo a Polifemo regalandogli un cannocchiale marino.