Società e tecnica · 10 ottobre 2026

Una firma non costa nulla

Pratiche edilizie, dichiarazioni, asseverazioni e direzione lavori. Il valore di una prestazione professionale non si misura dal tempo necessario per apporre una firma digitale. E nemmeno dal numero di pagine consegnate.

Una firma non costa nulla
Foto di Tima Miroshnichenko

«Ingegnere, deve soltanto mettere una firma».
È una frase che molti professionisti hanno sentito almeno una volta.
Qualche volta arriva dal committente. Altre volte da un'impresa o, peggio, da un collega.
Come se la firma fosse un servizio autonomo, separato dalle verifiche e dalle responsabilità che comporta.
In realtà, il problema è proprio questo.
La firma richiede pochi secondi. La prestazione professionale che la precede può richiedere giorni di lavoro. E le responsabilità possono durare anni.
Pensiamo a una CILA, a una SCIA, a una relazione energetica, a un'asseverazione o a una dichiarazione tecnica.
Dietro quei documenti possono esserci sopralluoghi, rilievi, verifiche normative, analisi documentali, calcoli e valutazioni.
Attività che il committente spesso non vede.
Vede il documento finale.
E qualche volta ne misura il valore contando le pagine.
Prendiamo una pratica edilizia.
Compilare un modulo può richiedere poco tempo. 

Ma prima della presentazione potrebbero essere necessarie verifiche sullo stato legittimo dell'immobile, sulla conformità dell'intervento, sui titoli edilizi precedenti e sulle disposizioni applicabili.
Se queste attività vengono trascurate, la rapidità della procedura diventa un falso vantaggio.
Lo stesso vale per la direzione lavori.
Il professionista non viene remunerato per il tempo necessario a scrivere il proprio nome nella casella dedicata.
Viene incaricato di svolgere un'attività di controllo tecnico, secondo gli obblighi assunti.
La sentenza n. 1616 del 17 agosto 2026 del Tribunale di Siracusa offre uno spunto interessante.
In una controversia relativa a lavori di ristrutturazione, il Tribunale ha attribuito rilevanza anche alla CILA firmata da un architetto che vi risultava indicato come direttore dei lavori.
Il professionista aveva sostenuto che il contratto era stato sottoscritto dalla società e di non aver assunto personalmente quell'incarico.
Nel caso concreto, però, il Tribunale ha riconosciuto una responsabilità solidale del professionista e dell'impresa.
Un episodio che dovrebbe far riflettere sul peso degli atti sottoscritti e sull'importanza di definire con precisione gli incarichi.
C'è una contraddizione che incontro spesso nel mercato dei servizi tecnici.


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Al professionista vengono richieste verifiche accurate, disponibilità, rapidità, responsabilità e assistenza.
Poi si pretende che tutto questo abbia il costo di una semplice compilazione.
Non funziona.
Un compenso professionale deve essere proporzionato alle attività richieste, alla complessità dell'incarico e alle responsabilità assunte.
Il principio dell'equo compenso, disciplinato dalla Legge 49/2023 nei rapporti ai quali si applica, va proprio nella direzione di riconoscere il valore della prestazione professionale. Non introduce però una tariffa obbligatoria generalizzata per qualsiasi incarico privato.
Il problema economico, comunque, va oltre la normativa.
Un professionista che accetta una direzione lavori per un compenso incompatibile con le verifiche necessarie si trova davanti a una scelta poco piacevole.
Dedica all'incarico il tempo richiesto, lavorando in perdita.
Oppure riduce l'attività di controllo, esponendosi a contestazioni e possibili responsabilità.
Nessuna delle due soluzioni è accettabile.
La parcella deve quindi essere costruita partendo dal lavoro da svolgere.
Numero e tipologia delle verifiche, complessità delle opere, sopralluoghi programmati, documentazione tecnica, rapporti con le imprese e attività di chiusura dell'incarico.


Le prestazioni aggiuntive devono essere definite e remunerate.
E se durante i lavori cambiano le condizioni dell'intervento, anche l'incarico professionale può richiedere un aggiornamento.
Non possiamo attribuire tutte le responsabilità ai committenti.
Talvolta siamo proprio noi tecnici a presentare preventivi troppo generici.
Una riga per la progettazione.
Una per la direzione lavori.
Un importo complessivo.
Nessuna spiegazione delle attività comprese.
Poi nascono le incomprensioni.
Il committente immagina una presenza continua in cantiere. Il professionista ha previsto pochi sopralluoghi. L'impresa richiede verifiche ulteriori. Arrivano varianti, problemi e contestazioni.
Un incarico scritto bene deve chiarire quali prestazioni saranno svolte, con quali modalità e quali attività richiederanno accordi aggiuntivi.
Deve inoltre distinguere le funzioni professionali, evitando di confondere progettazione, direzione lavori, coordinamento della sicurezza e altre responsabilità.
È una questione di trasparenza.
Ma anche di rispetto del lavoro tecnico.
Il prezzo più basso non corrisponde necessariamente al servizio più conveniente.
Un controllo effettuato prima della chiusura di una lavorazione può evitare demolizioni, ripristini e controversie.
Il costo di quella verifica è immediatamente visibile nella parcella.
Il costo del difetto che avrebbe potuto prevenire emerge, invece, quando il danno si manifesta.
E spesso è molto più alto.


Proprio la necessità di organizzare e documentare il lavoro del direttore dei lavori è risolta con OPERA PLUS, un'applicazione che accompagna il professionista nella programmazione delle lavorazioni, nei controlli in cantiere, nella gestione delle anomalie e nella quantificazione delle opere. L'obiettivo è dare struttura a un'attività professionale che troppo spesso viene valutata soltanto per il documento finale o per il numero dei sopralluoghi. Il lavoro tecnico, invece, è fatto di verifiche, decisioni e responsabilità. E deve essere riconoscibile, documentabile e adeguatamente remunerato.
Dovremmo smettere di vendere documenti e cominciare a descrivere meglio le prestazioni professionali.
Una relazione non vale per il numero di pagine.
Una pratica edilizia non vale per il numero di campi compilati.
Una direzione lavori non vale per il numero di fotografie scattate.
Il valore sta nelle verifiche, nelle competenze impiegate, nelle valutazioni formulate e nelle responsabilità assunte.


Naturalmente, un compenso elevato non garantisce automaticamente una prestazione di qualità. Ma un compenso inadeguato può rendere difficile organizzare il lavoro con l'attenzione richiesta.
Quella firma rappresenta tanto, anche ciò che non è immediatamente percepito: conoscenza, verifiche, responsabilità, il lavoro necessario per arrivare a una conclusione tecnicamente sostenibile.
La firma è gratuita. Quello che costa è poterla mettere con cognizione di causa.

Testo di Emiliano Cioffarelli
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